Bomboloni alla crema

I bomboloni alla crema sono dei golosi dolci fritti, lievitati, farciti con crema pasticcera e cosparsi di zucchero semolato. I bomboloni alla crema sono un classico fra i dolci fritti, diffusi a Carnevale ma non solo in tutte le regioni d’Italia. Nel Lazio potrete sentirli chiamare bombe alla crema, o spesso potrete sentirli associare ai krapfen ripieni di confettura. Differiscono certamente nel ripieno o in alcuni ingredienti dell’impasto ma si tratta, in sostanza, in ogni caso di dolcetti lievitati e farciti come preferite di più. Questi bomboloni alla crema sono soffici e delicati, non troppo dolci e buonissimi anche dopo qualche giorno!

* 10 bomboloni *bomboloni_alla-crema-e-cappuccino-300x225
Per l’impasto:
300 g di farina tipo 00
75 g di zucchero semolato
4 uova medie
75 g di burro
12 g di lievito di birra fresco
un pizzico di sale
la scorza grattugiata di un limone bio
Per la crema pasticcera:
190 g di latte intero
60 g di panna fresca
70 g di zucchero semolato
4 tuorli d’uovo
10 g di maizena (amido di mais)
un cucchiaino di estratto di vaniglia
Per decorare e friggere:
zucchero semolato o zucchero a velo q.b. q.b.
olio di arachidi q.b.

Impastate possibilmente con la planetaria perché l’impasto è piuttosto morbido. Versate la farina nella ciotola, aggiungete lo zucchero, la scorza grattugiata e il lievito sbriciolato.
Sbattete leggermente le uova e aggiungetele lentamente mentre impastate. Fatto questo, continuate a impastare per almeno 5 minuti con il gancio, quindi unite un cubetto di burro a temperatura ambiente per volta, per ultimo un pizzico di sale. Trasferite l’impasto in una ciotola ben infarinata e fatelo riposare in frigorifero per un’ora coperto da pellicola.
Preparate la crema: portate latte, panna e vaniglia a bollore. Nel frattempo montate i tuorli con lo zucchero fino a farli diventare spumosi, aggiungete la maizena setacciata e mescolate delicatamente.
Aggiungete il composto al latte in ebollizione e non mescolate fino a quando non si formeranno dei piccoli vulcani. Solo a questo punto, mescolate velocemente con un frusta e spegnete il fuoco. Stendete l’impasto su un piano molto infarinato e dategli uno spessore di almeno 2 cm. Ritagliate dei cerchi di 7-8 cm di diametro e lasciateli lievitare per 3 ore su una leccarda rivestita di carta da forno e ben infarinata.
Scaldate abbondante olio di arachidi in una padella (massimo a 160 gradi) e friggetevi pochi bomboloni per volta. Dovranno essere leggermente dorati da entrambi i lati. Scolateli su carta assorbente e passateli subito nello zucchero semolato. Incideteli su un lato e farciteli con la crema che avrete trasferito in una sac à poche con bocchetta a punta.

Carlo Cracco e l’aglio in camicia nell’amatriciana Amatrice lo sconfessa: non è nella ricetta tipica

Chi tocca l’amatriciana muore. Anche se si chiama Carlo Cracco, il celebre chef reso famoso anche dalle sue innumerevoli comparsate in tv. Ma cosa avrebbe fatto Cracco di tanto clamoroso da offendere l’amatriciana, Amatrice e i suoi cittadini, così gelosi della ricetta?

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Sabato sera Cracco è stato ospite nella trasmissione “C’è posta per te” di Canale 5 e ha affermato che nella ricetta dell’Amatriciana ci va anche “l’aglio in camicia” (!?), da lui ritenuto un suo segreto. Immediato sconcerto è stato espresso dall’intera amministrazione comunale. In una nota, sindaco e assessori ricordano che «gli unici ingredienti che compongono la vera amatriciana sono guanciale, pecorino, vino bianco, pomodoro San Marzano, pepe e peperoncino. A rafforzare ancor di più l’autenticità della ricetta, rammentiamo l’istituzione del marchio De.Co., che proprio qualche settimana fa ha visto fiorire i primi prodotti a denominazione comunale, tra i quali il guanciale Amatriciano ed il pecorino Amatriciano.  Siamo sicuri – si legge ancora nella nota dell’amministrazione – che da parte del celebre chef sia stato un “lapsus”, vista la sua storia professionale ed anche la sua capacità di stare al gioco, pubblicizzando una nota marca di patatine.  Ribadendo che siamo certi della buona fede del noto chef, siamo convinti che lo stesso abbia comunque piena libertà di inserire “l’aglio in camicia” nel sugo da lui preparato, e siamo ancora più convinti che tale sugo potrà anche essere buono, ma non lo si può chiamare Amatriciana».  Il Comune di Amatrice si è comunque detto ben lieto di ospitare lo chef Carlo Cracco nei luoghi dove ha avuto origine il “primo” piatto più famoso al mondo.

10 buoni motivi per non mangiare salmone: ecco perché fa male alla salute

imagesUn elenco choc, che spinge i consumatori a non mangiare salmone da allevamento con 10 motivi legati in particolar modo alle condizioni igieniche degli allevamenti. A lanciare l’allarme è l’associazione Slow Food che in un articolo spiega come “non costituisca una buona alternativa, né per noi, né per ambiente ed ecosistemi“. Già in passato l’argomento era stato trattato, a partire dallo scienziato americano David O. Carpenter fino alla dottoressa norvegese, Anne-Lise Bjørke Monsen, entrambe schierate contro gli allevamenti di salmoni. 

Il primo motivo è relativo alla mancata pulizia dei reflui negli allevamenti. Essi non vengono comunemente risciacquati, lasciando i salmoni vivere insieme a tonnellate di escrementi e rifiuti depositati nel fondale.

Il secondo è l’immagine di 600mila salmoni che nuotano in queste condizioni igieniche proibitive e che possono portare ad alimentare le mutazione di agenti patogeni che pian piano si diffondono nel mare.

Il terzo lo raccomanda uno scienziato statunitense che, dopo un lungo studio sugli allevamenti intensivi di salmoni ha dichiarato che “il salmone di allevamento andrebbe evitato come la peste”.

Il quarto motivo è legato al colore. I salmoni di allevamento non hanno lo stesso colore dei salmoni selvaggi. A renderli tali sono i produttori che incidono nella loro alimentazione aggiungendo del colorante rosa.

Il quinto è un allarme. Dall’aprile del 2013 l’Unione Europea ha dato alla Norvegia il consenso per l’aumento di Endosulfunano, un insetticida tossico, all’interno del cibo per i salmoni.

Il sesto motivo è sempre legato al mangime. Esso contiene derivati di animali, spesso dai maiali. In questo modo può davvero ricevere la certificazione Kosher?

Il settimo è ambientale. Le reti per la cattura dei salmoni e la delimitazione degli allevamenti interessano spesso foche, uccelli e leoni marini che rimangono intrappolati, mettendo a rischio la vita.  Per ottenere un chilo di salmone servono almeno 5 chili di altri pesci.

Questo, l’ottavo motivo, dimostra come l’efficienza degli allevamenti non sia garantita contribuendo anche alla riduzione degli stock ittici che sta portando all’estinzione di molte specie.

Il nono motivo è nuovamente ambientale. L’aumento del numero di salmoni da allevamento porta alla conseguente diminuizione dei salmoni selvatici.

L’ultimo motivo, il decimo, arriva dai medici norvegesi che invitano le mamme a non somministrare salmone da allevamento ai propri bimbi. Il motivo? L’alto livello di tossine contenute al loro interno potrebbero provocare danni allo sviluppo del cervello nei bambini.